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martedì 9 aprile 2013

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La libertà di scegliere

Negli ultimi anni alcuni scossoni hanno attraversato il mondo della dubstep.
Alcuni massimi esponenti del genere hanno iniziato ad "abbandonare" in maniera palese la nave mediatica da tempo alla deriva, per iniziare a guardare con profondo interesse altri generi.

Principali indiziati, citofonare Scuba ed il dirimpettaio Skream.



Andiamo con ordine.

Paul Rose AKA Scuba iniziò a dare i primi segnali di un possibile/probabile cambiamento di genere già nel suo Triangulation, suo ultimo vero album dubstep che presentava frequenti rimandi all'universo techno, da cui il produttore in realtà arrivava.
Il vero punto di svolta fu Adrenalin EP. Due tracce su tre house.
Personality LP è semplicemente la normale conclusione del percorso: tech house, della dubstep che l'aveva reso celebre neppure l'ombra.
Dai puristi le accuse di essersi venduto, di avere scelto la via più facile, di avere fatto una scelta commerciale e non artistica.

Vero, non vero? Ma soprattutto, importa?

Passiamo a Skream.
Il londinese Oliver Dene Jones, come ha letteralmente urlato al pubblico durante un suo set al Brancaleone di Roma nell'ottobre scorso, fa dubstep da quando ha 16 anni, sia da solo, sia con gli altri uomini Magnetici Benga ed Artwork.
Adesso, a 26, inizia a guardare con sempre maggiore interesse mondi inesplorati, almeno a livello produttivo come l'house, preferibilmente acid.
L'ultimo ep, il settimo, della fortunata serie Skreamizm ha ricevuto nettamente più critiche che elogi ed il motivo è semplice: è la via di mezzo che scontenta tutti.
La dubstep c'è. Ed è la più ombelicale e coerente a se stessa, un neanche troppo nascosto auto plagio delle sue ultime produzioni come Exotermic Reaction.
Ma attenzione, c'è anche l'house.
Trinki, traccia che tutti si aspettavano e rappresenta lo sdoganamento del genere anche per il ventiseienne.


Le reazioni dei fans a queste vicende? Pessime, as usual.

Ancora, Skream nell'autunno scorso ha cinguettato più volte su twitter messaggi del tipo: "Dubstep primo amore, non la abbandonerò mai" e via dicendo, a placare le ire funeste di orde di puristi che non gli avevano perdonato lo sgarro "alla madre".

A parte le valutazioni sui singoli casi, che non mi competono né tantomeno mi interessano, considerando ognuno libero di dire, scrivere e pensare ciò che crede, senza bisogno di giudizi vari, vorrei soffermarmi su un profilo che in vicende come queste troppo spesso viene del tutto trascurato, ossia la libertà di scelta nel panorama musicale.

Ogni produttore dovrebbe sentirsi libero di scegliere, inspirarsi, campionare, rilasciare sul mercato ciò che crede esprimendo a pieno la propria libertà artistica.
Questo probabilmente accade per un 30% del mercato.
Il restante ovviamente è influenzato di decine di altri fattori, ma il principale resta sempre e soltanto quello, senza troppi giri di parole né peli sulla lingua: €/$.

Viene quindi effettuata una scelta, giusta o sbagliata che sia.

E a fronte di una simile libertà, sinceramente fatico a comprendere le lamentele degli appassionati, sulla base di un non meglio precisato dovere di fedeltà degli artisti ad un unico genere.

La musica, almeno da parte degli ascoltatori, deve rimanere una passione.

E nel pieno esercizio della propria posizione, l'ascoltatore non ha alcun diritto di pretendere un determinato prodotto musicale da un produttore, per due ordini di ragioni profondamente distint
- non sottostare lui per primo alla logica della musica quale prodotto, perché essendo una forma di espressione artistica deve essere prima di tutto libera.

- l'ascoltatore, non avendo alcun vincolo con un artista, un produttore, un genere e via dicendo, ha il diritto ma soprattutto il dovere morale di scegliere cosa più gli piace.

E nell'esercizio di questo potere di scelta, esiste anche quella di non seguire un artista che cambia produzioni.

Tornando alla materialità dei casi di Scuba e Skream, le scuse dei produttori per le loro nuove esperienze, le richieste di comprensione, le lamentele e tutto il teatrino mediatico non fanno altro che svilire ancor di più l'unica cosa importante di tutta la vicenda: la musica.

La musica è arte, e come tale deve restare. Ogni appassionato nel rispetto di questa espressione ha il dovere di scegliere cosa seguire, chi seguire, come e quando.

E' deprimente ed umiliante di vedere la musica ridotta a mero prodotto di mercato.
Ma è ancora più deprimenti vedere gli appassionati perfettamente calati in questo retaggio, privati per scelte altrui della possibilità/capacità di scegliere, ridotti a beceri consumatori di un prodotto che dovrebbe essere sempre assolutamente fedele a se stesso.

Se qualcosa non vi piace, non lamentatevi, cambiatelo.


Cesare Durazzo 
(Twice - SRSLY)

sabato 23 marzo 2013

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Beauty & Vinyls

Ancora oggi, in qualche modo, sorprende vedere delle signorine smanettare dietro la consolle.
Eppure il djing ormai si sa, non è più solo una cosa pour homme, come l’eau de toilette,
e sono le dj per prime a bannare l’idea del “mono-sex” ai piatti. 
Al massimo c’è l’unisex. 
Se sei bravo ti guadagni la consolle, altrimenti ritorni in pista.
Sebbene  vi siano ancora molti critici che vogliano separare le “tette dalle palle”, 
nel vero giornalismo musicale tutto ciò non esiste. 
Non c’è battaglia dei sessi ora come ora a “Clubland”, 
solo talento, creatività e voglia di scuotere gli animi. 
Loro ne sono la dimostrazione.

THE BOSS: ELLEN ALLIEN


Artisticamente nata a Londra ai picchi della acid-house, 
questa donna ha raggiunto livelli di realizzazione professionale a cui tuttora molti dj di alto livello aspirano. 
Dj/producer, padrona della Bptich Control, stilista, 
si è esibita nei club che contano a partire da pietre miliari come l’E-Werk
 (il primo club con una location industriale). 
E’ responsabile tanto quanto artisti come Richie Hawtin, Ricardo Villalobos e
 Sven Vath dell’esportazione della techno a livello mondiale. Ha alle spalle più di 10 tour del globo. 
La sua label, che quest’anno vanta 14 anni di produzioni, si può definire affamata di sound e spazia tra tutte le sfumature della musica...dalla techno all' elettronica passando per la dubstep.
Agli inizi di Marzo uscirà un nuovo album su Bpitch Control intitolato “Where the Wind Blows”
 che impegna artisti di vario calibro come Dillon, Telefon Tel Aviv, Eating Snow, Joy Wellboy, Jahcoozi feat. Barbara Panther, Mr. Statik, Camea, Tomas Barfod, Chaim, David K, Aérea Negrot, Viadrina, Kiki and Jaw, Thomas Muller, Cormac and Apparat. 
In una recente intervista su Ransom Note ha confessato 
che l’artista che ora come ora che la emoziona di più è Dillon. Viva le donne? 

MAGDA: MINIMAL QUEEN


Che mondo sarebbe senza Richie Hawtin? 
Sicuramente se l’è chiesto un paio di volte quella che oggi viene 
considerata la regina indiscussa della minimal. 
Un incontro, il suo, alla sliding doors, che ha lanciato la sua carriera verso l’infinito e oltre. 
Assieme a Troy Pierce era la pupilla della Minus a cui fa capo il master-chef della minimal stessa. 
Di diritto figlia della seconda ondata di dj marchiati Detroit. 
Insieme  a Pierce e Marc Houle è diventata produttrice, dopo anni di djing, 
realizzando una propria etichetta: Items and Things. 
Magda è curiosa per definizione, sperimenta combinazioni techno, house ed acid house infilandovi suoni organici, impregna i suoi EP con bassline viscerali che ti trascinano dritto nel lato oscuro della musica. 
Una base densa che avvolge e anestetizza i sensi, scomposta solo da sonorità avveniristiche. 
Quando dico questo vi basti ascoltare tracce come “Panna cotta eyes” o
 “She’s a dancing machine” per citare le più celebri.

GROWING FAST: MAYA JANE COLES e LAURA JONES



Queste sono le due Dj sotto i riflettori della popolarità in questi ultimi due anni. 
Made in Uk, entrambe si possono dire “giovani” artiste: 
Maya di età, ma già con quasi 10 anni di esperienza; 
Laura, più matura, ma di fatto entrata nel mondo del djing nel 2006. 
Tutte e due possiedono una solida cultura musicale che ha influenzato il loro stile: Laura di formazione classica e della primitiva dance-pop, ha un approccio melodico con bass line vibranti, mentre Maya con un background che va dalla  Dub al Punk passando per Soul e Jazz, è sicuramente la più eclettica fra le due. Imposta spesso suoni vivaci, mischiandoli con vocalità elaborate. 
Il 2011 è stato decisamente l’anno del lancio di Laura che ha fatto centro 3 volte su 3 
con le sue releases “Inner place” (Crosstown Rebels), “Love in me” (Leftroom) e 
“Live a little” (Visionquest) al top delle charts per lungo tempo.  
L’ultimo EP è fresco fresco: ”Sensoramic” su Visionquest. Again.
La lista per Maya sarebbe troppo lunga sia come collaborazioni che per quel che riguarda mixes, date e produzioni. 
Il suo successo è arrivato anch’esso nel 2011, lo testimoniano le numerose copertine 
di alcuni più importanti magazine del settore e non (Groove, Crash, Vogue,etc.), 
entro i primi mesi del 2012 si è esibita in più di 30 Paesi. 
A fine anno, per chiudere in bellezza, 
ha rilasciato l’album “Easier to hide” debutto della sua label I/AM/ME.

FROM RUSSIA WITH LOVE:  NINA KRAVIZ


Siberiana e amante dell’analogico. 
Mentre ve la immaginate in tutto il suo splendore con indosso le cuffie (e i vestiti vi prego), 
siete ipnotizzati dalla sua house coi tacchi a spillo.
Groove raffinato ed essenziale allo stesso tempo, una buona andatura e 
loop astratti che ti proiettano in un atmosfera post-nucleare in perfetto stile Panorama bar. 
Nina esula da uno stile e da ogni riferimento, segno di una forte personalità e di voglia di stupire. 
Lo dimostrano i diversi percorsi sonori intrapresi tra UQ, Rekids e Naif in un’alternanza di house selvaggia, colpi di frusta in cassa dritta e vocalità digitali. 
Di fine gennaio sono i remixes usciti su Rekids di Marcellus Pittmann e 
Urban Tribe su tracce come Taxi Talk e Working che non fanno che esaltare il lavoro di Nina.

And don’t forget…

Blondish

Margaret Dygas

Heidi

Deniz Kurtel

Cassy

Tini

martedì 19 marzo 2013

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LLDLM#25_Matthew Dekay & Lee Burridge - Lost in a moment (Dixon rework)

Matthew Dekay / Lee Burridge / Dixon
Lost in a moment
Lost in a moment EP
2012
Innervisions






Segui il baffo...
troverai la playlist completa di LLDLM 2.4

martedì 12 marzo 2013

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MicroMUTEK Festival 2013 - Diary

Barcellona, Febbraio, mare, sole 17 °C, Micro Mutek Festival.



Il volo Caselle-Girona è una certezza 25€ a/r, compagnia low cost, 
più competitivo di un frecciarossa Torino-Milano.

Ma non perdiamoci in chiacchere, vi voglio raccontare il clima di festa
e di buone vibrazioni che si possono percepire in una città come Barcellona
durante l'edizione spagnola del MUTEK.
Dopo aver prenotato il volo per una vacanza "tranquilla" ho scoperto che dal 6 al 9
Febbraio si svolgeva il Micro Mutek Festival, quindi insieme al team di 24HSP decidiamo che non 
potevamo farci scappare un occasione simile. 

Il Mutek festival ha origini in Canada circa 13 anni fa, ispirato da musica e arti digitali.
A "Barça" lo troviamo in un formato ridotto, in unica data europea e per questo prende
il nome Micro MUTEK Festival, anche se alla fine dei conti non è poi così tanto Micro.




Cammino per Barcellona, e ho già ritirato al Convent Sant Agustì il mio braccialetto
fuxia con il quale posso accedere a tutti gli eventi del festival.
Il Convent Sant Agustì è un vecchio convento che è stato ristrutturato e viene utilizzato
per diversi eventi e presentazioni. In questa occasione è stato utilizzato dal festival come una vera
e propria sede dell'organizzazione e qui si sono tenute le principali interviste, conferenze e
installazioni audio-visive.



DAY 1

Purtroppo i giorni e il tempo a disposizione sono sempre pochi, ma riusciamo lo stesso
a presentarci all'inaugurazione del festival in (Estaciò De Francia). Sì, avete capito bene,
nella stazione dei treni di Barcellona. L'area che ospita l'evento è una vecchia area ristoro
della stazione utilizzata ancora oggi come bar, adibita per l'occasione ad ospitare la serata
d'inaugurazione. Immaginate di ordinare il vostro vodka-tonic appoggiati ad un bancone di
marmo bianco, soffitti alti, colonne barocche e Laurel Halo, magia!



DAY 2

Tenutosi all'interno del Club Moog a due passi dalla Rambla, ha visto alternarsi
Astroboyz, The Mole e Dewalta



DAY 3

Veniamo accolti in uno dei locali storici della città spagnola l'Apolo, conosciuto anche come
Nitsa Club (teatro/sala concerti e discoteca) per assaporare gli innovativi suoni 
d'oltremanica di Jon Hopkins e Vessel.



DAY 4 _ last night

Sempre al Nitsa abbiamo potuto godere della serata finale del festival...
protagonista assoluto: Jeff Mills con il nuovo live "Jungle Planets".



Barcellona è una città che come sempre mi fa sentire a casa, il Micro Mutek è stato
un festival finalmente alternativo, dove si è voluta mettere in primo piano la conoscenza
della musica e delle arti visive, rendendola alla portata di tutti.



Un ringraziamento speciale a Valentina Adorni che ha realizzato per noi
le foto al festival.


giovedì 28 febbraio 2013

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Labels / 4 - Tri Angle

Chi? Robin Carolan
Quando? 2010
Dove? New York - U.S.A.



Alcuni artisti pubblicati: Evian Christ, Vessel, Balam Acab, Clams Casino, oOoOO.




giovedì 14 febbraio 2013

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Best 24 album of 2012

Scusate il ritardo.....

Slow magic -  Triangle


Ricardo Villalobos - Dependant and happy


Actress - R.I.P.


Black sun empire - From the shadows


His he she & she


Disclosure - Latch


Flying Lotus - Until the quiet comes


J Dilla - Rebirth of Detroit


John Talabot - fIN


Vessel - Order of noise


Moodymann - Picture this


Sigha - Living with ghosts


Totally Enormous Extinct Dinosaurs - Trouble


Grimes - Visions


Voices from the lake


Guy Gerber - Fabric 64


Claro intelecto - Reform club


Laurel Halo - Quarantine


Delano Smith - An Odissey


Metronomy - The English Riviera unreleased remixes


AAVV - Shangaan shake


Noisia - Split the atom


Simian Mobile Disco - Unpatterns


Jimmy Edgar - Majenta

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Music made by buttons: Egadz

Le parole chiave di questo articolo sono Egadz ed MPD. E' impressionante cosa riesca a fare Egadz con un MPD Akai tra le mani. Basta ascoltare uno dei suoi dischi o guardare uno dei suoi video per rendersene conto. Proprietario dell'etichetta discografica Kid Without Radio, Egadz è un artista, purtroppo poco conosciuto, dello scenario musicale undergroung di San Francisco. La sua fama non rispecchia minimamente le sue doti: dategli un MPD e capirete cosa voglio dire.  


Le sue produzioni risultano molto influenzate da diversi generi musicali. Egadz definisce la sua musica come IDM o elettronica sperimentale. Personalmente penso che il secondo termine sia molto più appropriato: ciò che fa Egadz infatti è proprio sperimentare. I suoi pezzi sono spesso caratterizzati da beats hip hop e trip hop, ma altrettanto spesso questi risultano contaminati da elementi drum and bass. I reef melodici immancabili il più delle volte vengono prodotti da pianoforti, tastiere o MPC/MPD. Il tutto farcito con i suoni elettronici più disparati e qualche volta anche da campionamenti (spesso voci robotiche, fredde e distaccate).  


Le atmosfere trasmesse dalle sue creazione sono altrettanto variegate. Si alternano atmosfere rilassate, stimolate dai beats, e atmosfere incalzanti e frenetiche. Il piano e le tastiere, quasi sempre presenti, accompagnano chi ascolta in uno stato di dolce malinconia, tranquilla monotonia, per sfociare tuttavia qualche volta nella disperazione (come per esempio in "The last song I played for you").


Non mancano poi suoni onirici ("Depth of forsight") e atmosfere ambient con spiragli di positività che però non raggiunge mai picchi di gioia, ma si limita alla tranquillità e alla pacatezza che può trasmetterti  una giornata soleggiata trascorsa a pensare.
Inquietudine, disperazione, malinconia, ma anche tranquillità e serenità sono solo alcune delle sensazioni che riesce a trasmettere un artista come questo, attraverso i suoni più disparati. Questo e molto più è Egadz.